Il “bonus bebè”. Un simpatico prestito del governo.
29 luglio 2011 | Di: Maria Pina Cuccaru
Nel 2006 700000 bambini italiani ricevevano, al momento della loro nascita, una lettera dal Presidente del Consiglio, la quale così diceva: «Caro…, felicitazioni per il tuo arrivo! E’ il presidente del Consiglio a scriverti per porti la prima domanda della tua vita: lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di mille euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale. Un grosso bacio». Allegato alla lettera vi era un modulo di autocertificazione dove i genitori, fra le altre cose, dovettero dichiarare che il loro reddito complessivo non superava i 50000 euro, senza altre specificazioni: non si spiegava se occorreva precisare il reddito lordo o il netto, per esempio, nè se comprendeva le rendite patrimoniali. Dopo aver presentato questa dichiarazione personale, i genitori si recavano all’ufficio postale e ritiravano l’assegno da 1000 euro.
Cinque anni dopo, alcuni di quei bambini ricevono un’altra lettera, questa volta dal Ministero delle Economia: «Dagli accertamenti effettuati è emerso che Lei ha falsamente dichiarato di avere un reddito familiare complessivo non superiore a 50.000 euro… Si contesta, pertanto, di avere riscosso illecitamente il bonus bebè utilizzando un’autocertificazione mendace… Si intima la restituzione entro 30 giorni del bonus e il pagamento della sanzione amministrativa pari a 3.000 euro che dovrà essere effettuato solo dopo che il giudice penale si sarà pronunciato in merito alla punibilità della falsa autocertificazione». A parte il fatto che mancano le felicitazioni stavolta, in pratica solo dopo cinque anni si scopre che il reddito da dichiarare era quello lordo e non il netto, e che le rendite patrimoniali erano incluse. Ovviamente le famiglie e le organizzazioni a difesa dei consumatori sono sul piede di guerra, lamentando il fatto che l’errore è stato fatto non in malafede, ma in seguito alla poca chiarezza della modulistica inviata. E se questo non può influire sulla restituzione dei 1000 euro dei non aventi diritto, può influire eccome sul pagamento della sanzione amministrativa: se l’errore è stato del governo, perchè a pagare sono stati i cittadini? Per rispondere a questa domanda ecco una terza lettera che il bambino riceverà: è quella del sottosegretario Giovanardi: ”Cara mamma e caro papà, sei anni fa vi arrivò una lettera firmata dal Presidente Silvio Berlusconi che vi avvertiva della possibilità di incassare un assegno di mille euro per la nascita di vostro figlio, nel caso in cui il vostro reddito complessivo fosse stato inferiore ai 50 mila euro. Su oltre 700.000 assegni inviati e incassati dagli aventi diritto purtroppo circa 8.000, ad una verifica fatta dagli uffici sull’autocertificazione, sono risultati non in regola con quanto stabilito dal Parlamento. Come delegato per la Presidenza del Consiglio dei Ministri alle politiche per la famiglia, innanzitutto mi scuso per i toni sgarbati e minacciosi della lettera che gli uffici del Ministero dell’economia vi hanno inviato per richiedere la restituzione di tale somma. Come ho già dichiarato alla Camera dei Deputati giovedì 21 luglio 2011 rispondendo ad interpellanze dei Parlamentari, chi ha ricevuto la lettera può prendere contatto con gli uffici che vi hanno scritto per dimostrare la correttezza dell’autocertificazione e non procedere alla restituzione. Se questo non fosse possibile, perché per esempio c’è stato un equivoco fra reddito lordo e reddito netto, tutto potrà venire sanato con la restituzione dei mille euro, senza interessi e se necessario anche a rate.In sostanza è come se una banca vi avesse prestato sei anni fa mille euro e oggi ne richiedesse semplicemente la restituzione senza nessun interesse. Posso concordare con voi che la cosa sia spiacevole ma bisogna anche tener conto delle centinaia e migliaia di coppie a cui è nato un figlio e che i mille euro non li hanno incassati perché hanno interpretato correttamente la norma di legge. Nell’augurare ogni bene a voi e alla vostra famiglia, colgo l’occasione per salutarvi con viva cordialità”.
Bene che la sanzione sia stata cancellata, per non far pagare alle famiglie un’imprecisione del governo. Resta il fatto che se la normativa e la modulistica avesse espresso i criteri in maniera chiara e completa, tutto questo non sarebbe accaduto. Anche perchè, visti i tempi che corrono, di quei mille euro dubito che a molte famiglie sia rimasta traccia.

1 Response to Il “bonus bebè”. Un simpatico prestito del governo.
Emanuele Sfregola
29 luglio 2011 alle 19:45
beh almeno c’é stato il lieto fine e si é evitata una vera e propria sciagura per quelle famiglie, cioé il pagamento di una sanzione! Purtroppo non era così scontato che tutto sarebe andato bene..basta vedere come gli uomini di Tremonti già si erano messi all’opera per riscuotere!